L’odio per la vita dei nuovi Erode

Claudio Risé, da “Il Messaggero”, 15 dicembre 2012, www.ilmessaggero.it

da Diario di bordo – In viaggio con Claudio Risé

ImmagineAncora una strage di follia, ancora tanti morti. In maggioranza bambini. Teatro del massacro: una scuola, a conferma che era proprio quella, la nuova vita che cresceva, l’obiettivo della strage. Gli adulti, il preside, lo psicologo, gli altri che si sono messi di mezzo, erano probabilmente intralci rispetto all’obiettivo principale: i bimbi. E’ solo l’ultimo scoppio di un cattivo sentimento fin troppo diffuso: l’odio per la nuova vita.
Non è una novità assoluta della modernità. Si tratta di quel funesto “complesso di Erode” che già da prima del Re biblico ha procurato nella storia del mondo diverse “stragi degli innocenti”, massacri di bambini falciati da adulti terrorizzati (come quel Re) dal timore della propria morte, e dall’ossessione del proprio potere, reale o immaginario.
Certo, questo odio per la vita diventa più forte quando – come accade appunto oggi – il cambiamento si intensifica, e cresce la spinta a rinnovarsi, a riconoscere il proprio bisogno di crescere, di cambiare, di imparare nuove cose. Quando i deboli, che vorrebbero invece essere forti, si sentono sfidati dall’incalzare del tempo, del cambiamento, del necessario rinnovamento.
E’ allora che i bambini diventano più a rischio, perché sono le immagini del tempo nuovo.
E’ allora che gli Erodi, camuffati nei modi più diversi (in realtà chiunque può esserlo o diventarlo, la follia è una compagna facile, sempre disponibile), prendono le armi, vanno dove ci sono i bambini, o giovani radunati in nome di qualcosa che ha a che fare col rinnovamento, e uccidono.
Quest’odio che li possiede non è “puro”. Spesso è accompagnato da un altro sentimento, più struggente. E’ la nostalgia. La nostalgia di quando loro erano bambini. E, di solito, per ragioni volta a volta diverse (familiari, sociali, o personalissime sfortune), non hanno potuto esserlo fino in fondo, vivere quella stagione con un sentimento di serena sicurezza. Allora poi, più tardi, quando l’infanzia è definitivamente alle spalle, per loro l’immagine dei bambini che giocano, che ridono, che imparano, che corrono, diventa una provocazione intollerabile. La rappresentazione di un’innocenza impossibile, di una felicità che li ha beffati, che è passata loro accanto, ignorandoli.
C’è anche, spesso, questa nostalgia, colorata con le tonalità scure della mancanza, in questi spari, in queste esplosioni di follia.
Che fare per evitarle, per proteggercene, per difendere i bambini attorno a noi? Occorre indebolire gli Erodi. Innanzitutto dentro di noi. Sorvegliare i nostri scatti di rabbia, le nostre intolleranze verso i più giovani. O le nostre riluttanze a cambiare, o ad agevolare il cambiamento.
Certo, nessuno di noi sparerebbe, ed ora siamo tutti pieni di orrore. Probabilmente, però, abbiamo le nostre avversioni al mondo nuovo, e spesso al bambino che con le sue goffaggini ce lo propone.
Abbiamo, anche, le nostre impossibili nostalgie. Teniamole d’occhio, e cerchiamo di trasformarle in doni, sinceri, al mondo di domani.
Avremo allora fatto il possibile per diminuire gli assalti omicidi contro la nuova vita.

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