Andare alla ricerca del padre e della propria virilità?

Georges-Simenon-Il-destino-dei-Malou

Spiega come farlo una nostra gentile lettrice nella sua recensione al libro Il destino dei Malou di Georges Simenon (Milano, Adelphi, 2012, 200 pp., Euro 13,50) 

(Recensione a cura della nostra gentile lettrice Monica Blondi)

“Essere uomini significa molto di più che essere onesti”. È forse questo il principale insegnamento che Alain, il diciassettenne protagonista di questo bel romanzo di Simenon pubblicato nel 1947, apprende dal padre, morto suicida in un deprimente pomeriggio invernale di una città di provincia. Eugène Malou, imprenditore edile dal talento visionario, si uccide con un colpo di pistola alla tempia dopo essere uscito dalla casa del conte d’Estier, suo ex socio nonché principale finanziatore, il quale gli aveva appena negato un prestito che lo avrebbe salvato dalla bancarotta. Al funerale Alain osserva la bara di suo padre e cerca di immaginarne il volto ma invano. Forse perché non lo aveva mai conosciuto davvero: “Che uomo era stato? Suo figlio, che gli era vissuto accanto per tanti anni, non ne aveva la minima idea e solo ora, per la prima volta, se ne rendeva conto” (p. 53). 

Dai gusti pacchiani e un po’ sbruffone, Eugène Malou era un individuo eccentrico già nell’aspetto: “Basso e tarchiato, con i lineamenti irregolari, gli occhi sporgenti, la voce roca, era rimasto sempre un individuo fuori dal comune, che la gente si girava a guardare, anche quando, con indosso abiti delle migliori sartorie, scendeva dalla sua limousine” (p. 187). La sua generosità lo spingeva a lasciare mance spropositate e fare regali costosi. Alain prova il “desiderio ardente di conoscere l’uomo che era stato suo padre e del quale, fino a quel momento, non si era mai curato” (p.65). Un’indifferenza, unita a una massiccia dose di egoismo, che sembra accomunare il resto della famiglia Malou: la moglie si era rifiutata di impegnare i gioielli, più interessata a difendere i propri privilegi che a salvare il marito dal fallimento. L’inetto Edgar, il figlio nato dal primo matrimonio, che Eugène derideva apertamente, si era trovato un impiego di tutto riposo sotto la protezione del suocero prefetto. E poi c’era Corine, sensuale e spudorata, che la sera del funerale si intrattiene con il suo amante, un facoltoso medico sposato con figli. Ben presto ognuno di loro se ne va, lasciando la grande casa di famiglia, arredata come un castello medievale, in balia degli ufficiali giudiziari. Alain trova lavoro presso la tipografia dei fratelli Jaminet e un alloggio alla pensione “Les trois pigeons” dove può contare sul calore e l’affetto della signora Poignard. Per la prima volta si sente felice e non mancano i sensi di colpa (“Perdonami, papà…”).
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Cos’è la Wilderness?

nota a cura dei Maschi Selvatici www.maschiselvatici.it

Nel termine “Wilderness” è compresa una complessità concettuale non facilmente traducibile in un termine italiano equivalente; ciò che più si avvicina potrebbe essere “terra selvaggia” “terra vergine” che, tuttavia, rendono solo un’immagine del luogo ma non la relazione che si stabilisce fra la natura selvaggia e l’uomo. Pertanto è rimasto questo termine nella lingua italiana, non solo in omaggio alla sua origine statunitense dove è stato concepito e si è sviluppato il movimento ad esso relativo, per designare: l’esperienza fatta in solitudine e in  rispettoso silenzio di luoghi selvaggi, o per lo meno dove i segni di antropizzazione sono minimi, con l’emozione di stupore di fronte alla scoperta e alla risonanza interiore con il luogo selvaggio.

Esperienza  che, nelle parole di Sigurd Olson, un pioniere della wilderness (1899-1992), potrebbe essere espressa in singing wilderness, la wilderness cantante un concetto che non è facile spiegare  a parole ma che “si può solo sentire in alcune situazioni, quando si ascolta il rumore del vento o il canto degli uccelli al mattino o lo scrosciare dei torrenti di montagna ingrossati dallo sciogliersi della neve delle vette, o ancora il grido dell’aquila imperiale…”.

Un’altra definizione di wilderness che sintetizza la relazione dell’uomo con il luogo compare nel motto didascalico del logo dell’A.I.W, Associazione Italiana Wilderness www.wilderness.it : “La wilderness è sia un luogo geografico che uno stato d’animo”. Il motto è tratto, a sua volta, da una pubblicazione del Corpo Forestale USA, dedicata  al problema della protezione della natura selvaggia, dal titolo “Search of Solitude”, la ricerca della solitudine che recita integralmente: “La natura selvaggia è sia una condizione geografica che uno stato d’animo. Fa parte dell’eterna ricerca della verità che spinge l’uomo alla continua ricerca di se stesso e del suo creatore”.

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Maschi Selvatici: il nostro programma per l’anno 2013

Cari amici dei Maschi Selvatici,

la Redazione del sito www.maschiselvatici.it, vuole condividere con voi gli obiettivi prefissati per l’anno 2013. Vi ringraziamo di cuore per essere stati con noi fino ad ora e per aver partecipato al Survey Maschi Selvatici 2013, attraverso il quale avete espresso opinioni e consigli molto importanti e utili per la crescita della nostra Associazione oltre che per la compilazione di questo programma che può essere delineato nei termini di tre grandi obiettivi, del resto tra loro correlati: la forma, i contenuti, le relazioni. Anticipiamo subito che ogni vostro contributo riguardo a questi obiettivi sarà più che gradito e accolto con amicizia, fermo restando il nostro desiderio di mantenere un profilo strettamente legato alla nostra identità, ben indicata sul sito www.maschiselvatici.it nella sezione “Chi siamo”.

Per quanto riguarda la forma: i Maschi Selvatici, al fine di far conoscere il loro specifico pensiero e punto di vista, intendono incrementare e valorizzare l’uso di diverse piattaforme social quali il sito, il blog, Facebook, Twitter, iTunes. Molto è già stato fatto sotto questo aspetto, producendo importanti risultati, ma le idee che abbiamo sono molte e nel tempo verranno attuate secondo una scansione che dipenderà dal nostro tempo e dalla nostra disponibilità. In ogni caso il nostro interesse non riguarderà tanto la quantità dei contenuti presenti in queste piattaforme, ma la loro qualità, la precisione con cui potranno definire nettamente l’identità della nostra Associazione, e l’utilizzo di uno stile interlocutorio capace di dialogare con i lettori o gli utenti.

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