I Maschi Selvatici sostengono La Manif Pour Tous Italia: ecco perché

COMUNICATO

selvatico3.jpgL’associazione maschile “Maschi Selvatici” riunisce da decenni uomini impegnati nell’intensa riflessione sulla paternità, il senso profondo dell’identità maschile, la sua relazione con il femminile, il significato simbolico del sesso biologico, l’importanza della presenza paterna nell’educazione dei figli. L’immagine guida che ci ha sempre ispirati è quella dell’Uomo Selvatico, custode, difensore e generoso donatore del sapere naturale e della forza dell’istinto, occultato nella modernità da manierismi ideologici e conformismi intellettualistici. “Il Salvatico è colui che si salva”, grazie al suo contatto con la semplicità della natura incontaminata, dentro e fuori dell’uomo, sorgente inesauribile di risorse psicologiche e spirituali, indisponibili al controllo di ogni potere esterno al principio individuativo dell’uomo e, per questo, fonte di liberazione.
L’altra fondamentale visione che ci guida è quella della paternità profonda, iscritta nella psiche di ogni uomo, prospettiva di libertà che contraddistingue la relazione tra l’individuo ed il Padre.
Noi Maschi Selvatici riteniamo che queste risorse di carattere simbolico, fondamentali per il benessere fisico, psichico e spirituale dell’uomo, siano oggi fortemente minacciate dalle crescenti tendenze autoritarie delle regolamentazioni amministrative, politiche e dai loro dispositivi giudiziari e polizieschi. Come ha scritto Claudio Risé ne “Il padre libertà dono” (Ares Ed., 2013), è tempo di sfilarsi «dalla pesante responsabilità del diritto della modernità prodotto da Stati e sistemi nazionali e internazionali fortemente burocratici e quindi ostili a un’autentica libertà personale».
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Il mio orecchio sul suo cuore

ilmioorecchio Hanif Kureishi

Il mio orecchio sul suo cuore

(Milano, Bompiani, 2004)

Recensione a cura di Monica Blondi

Il più bel regalo che un padre possa fare a suo figlio è quello di aiutarlo nella scoperta del proprio talento. Può capitare poi che il figlio cerchi un modo per sdebitarsi. Così, quella che doveva essere una raccolta di riflessioni sulla letteratura, sul come e perché si legge, si trasforma in un omaggio al padre, aspirante scrittore mai pubblicato. Il ritrovamento di un manoscritto redatto dall’uomo undici anni prima della sua morte offre ad Hanif Kureishi, scrittore anglo-pakistano nato a Londra nel 1954, l’occasione per riflettere sulla figura di suo padre e ricostruirne il ritratto proprio grazie a questa “eredità di parole”. Un’adolescenza indiana è il titolo del romanzo autobiografico in cui l’uomo, attraverso il suo alter ego Shani, racconta la sua vita in India durante il colonialismo, in particolare i difficili rapporti con il padre, il colonnello Murad, medico dell’esercito rigido e autoritario, e la competizione con il fratello Omar, giornalista e speaker radiofonico molto popolare in Pakistan. I libri erano sempre stati al centro della sua vita. Quando si ritrovavano, lui e i suoi numerosi fratelli amavano discutere animatamente di letteratura e politica e “la tensione intellettuale tra loro era sempre alta, quasi omicida”. Credevano ciecamente nell’istruzione e nella cultura come strumento di promozione sociale.
L’autore affronta la lettura del manoscritto come se questo nascondesse una sorta di messaggio per lui (“mio padre mi sta parlando di nuovo, e non solo dentro la mia testa”). Si sente scioccato, commosso e disturbato. Teme di scoprire un’immagine del padre diversa da quella che si era costruito negli anni (“ci sono delle conoscenze su cui preferisci andare cauto, informazioni sui tuoi genitori che non sei sicuro di voler ricevere”). Questo lavoro sul padre diviene anche un modo per conoscere se stesso: “Per me questa è diventata una vera ricerca, per scoprire il mio posto nella storia e nella fantasia di mio padre, e le ragioni per le quali mio padre ha vissuto una vita a metà”. (p.40) Scarsamente portato per il cricket, a cui il padre aveva tentato inutilmente di avviarlo, l’autore rivela che, proprio grazie ai libri, aveva scoperto qualcosa che entrambi avevano in comune: la passione per la scrittura e la letteratura, in particolare per Čechov. (altro…)