Legge 194/78: che ne è stato della figura paterna? Una proposta al ministro Lorenzin

(Articolo di Antonello Vanni, da “Zenit”, 22 settembre 2013, www.zenit.org)

Roma, 13 settembre 2013. Il ministro della Salute Lorenzin ha presentato al Parlamento la nuova relazione sull’attuazione della legge 194/78. Ogni anno la pubblicazione di questo documento ci ricorda il destino, ormai irreversibile e per procedura, di migliaia di esseri umani in una società che si dichiara civile: “Documentazione e certificazione – Urgenza- Epoca gestazionale – Tempo di attesa fra rilascio del documento o certificazione e intervento – Luogo dell’intervento – Tipo di anestesia impiegata – Tipo di intervento”. Ci sono tuttavia, in questo aggiornamento, anche alcuni dati positivi: in Italia il numero di aborti continua a diminuire, rimane uno dei più bassi d’Europa il ricorso all’aborto da parte delle giovani, aumenta il numero di medici obiettori.

Dall’istituzione della legge 194 ad oggi continua però a mancare in queste relazioni un dato di attenzione:la figura maschile e paterna.Se delle donne che hanno abortito si dice quasi tutto (classi di età, stato civile, titolo di studio, occupazione, residenza, cittadinanza, anamnesi ostetrica,…), nulla si dice degli uomini che con quelle donne hanno concepito i figli di cui si parla in questa relazione.

Come ho spiegato nel mio libro “Lui e l’aborto. Viaggio nel cuore maschile” (San Paolo Ed., 2013) in realtà la figura paterna è stata dimenticata subito, con l’istituzione della legge 194. Non diverso è stato il destino delle parole padre, marito, uomo (ma poi anche di madre, moglie, bambino, figlio), cancellate insieme alla forza affettiva, relazionale e antropologica che possiedono. In tutte le relazioni ministeriali sulla 194 si nota come queste parole siano assenti così come mancante è un’attenta analisi delle varie dinamiche che riguardano il coinvolgimento dell’uomo nella vicenda abortiva: del padre non se ne parla mai, privando peraltro l’opinione pubblica, i media e gli studiosi, di importanti dati su cui riflettere. E lasciando spazio a ingiustificati pregiudizi sull’atteggiamento maschile verso la vita concepita.  (altro…)

Storia di un padre e del suo amore per i figli e la famiglia

Riportiamo la testimonianza di Riccardo Cerantola, malato di SLA e padre di due figli

Sono un papà di 39 anni, malato di Sla, una delle malattie più terribili che possa colpire l’uomo. La Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia neurodegenerativa che porta alla morte di tutte le cellule che servono a far muovere tutta la muscolatura volontaria e quella che serve per poter camminare, parlare, respirare… Avevo solo 33 anni quando iniziarono i primi sintomi, ma mai nessuno avrebbe pensato a quale tragedia sarei andato incontro.
Io e mia moglie avevamo coronato la nostra unione dando la vita ad una bimba bellissima: un orgoglio indescrivibile. Nel frattempo i mesi passano e la malattia continua il suo corso, si passa da un ospedale all’altro, con la speranza che la diagnosi cambi! Nostra figlia intanto cresce velocemente, e lei, così piccina, mi dà così tanta carica di vita che a volte mi scordo addirittura della malattia.
La vita continua; malgrado la vistosa decadenza del fisico, non demordo.
Mia moglie rimane incinta del secondo figlio, da noi voluto, anche contro il parere dei medici, che ce lo sconsigliavano onde evitare ulteriori problemi. (altro…)